martedì, aprile 17, 2007, ore 12:02

FiVe YeaRs OlD
Mio padre è tornato dalla Russia e mi ha portato una matrioska (sì, non credo si scriva così ma pazienza) fantastica. In dieci pezzi, con dipinta a mano la storia della bella addormentata. Le ultime bamboline vanno guardate col lentino per vedere i dipinti. Forse dovrei leggerci un messaggio, ma io sono d'accordo con Samuel Goldwin, se vuoi mandare un messaggio scrivi un telegramma, non comprare un matrioska (più o meno). Così ieri sera l'ho aperta tutta e mi sembrava di avere cinque anni. Le fate, il principe, il fuso e tutti i colori del mondo bordati d'oro, che noi siamo gente minimal. Non so perché mi piacciono così tanto le matrioske, mi ricordano la neve e, e il freddo fuori, le domeniche di fronte al camino che non ho mai passato. Le mani delle nonne (che c’entra? Boh!), le torte appena sfornate, la mattina di natale. Il bosco, le foglie secche e il profumo del legno. Mosca che non ho mai visto ma che vedrò, oh se la vedrò.  Uno dei più bei regali che ho ricevuto ultimamente.
Per una volta era d’accordo anche mia madre. Pure troppo d’accordo, tanto è che voleva tenersela e ce la siamo litigata per una buona mezz’ora. Non mai sentito tante motivazioni improbabili tutte insieme.
“Ma tu poi la regali”
“Ma sei scema? Quando mai io regalo qualcosa? Quando?” (forse aveva paura che me ne sbarazzassi come accadde per il Moulinex, ma a parte che quella fu una vendita, e poi, che ci azzecca?)
“Ma tanto non hai posto per metterla”
“Ma si fa il posto, eccome se si fa”
“Ma piace di  più a me, io faccio la collezione, facciamo a metà.” (La collezione? E da quando? Da adesso? Ma perfavore)
“Forget it, sei una pazza. L’ho chiesta io e è mia”
Mancava solo che ci si mettesse a pestare i piedi. Alla fine per fortuna è arrivato mio padre che ha posto fine alla discussione dicendo che quando lui le aveva chiesto se ne voleva una, lei l’aveva schifata. Falsa come Giuda quindi. Doppia come una cipolla. Quindi adesso questa meraviglia troneggia sul comò della mia stanza di fianco alla giraffa che hanno fatto i ragazzi in Africa. Forse dovrei mettere un antifurto o qualcosa perché secondo me è solo una tregua, mica una resa. E sì che dovrebbe ricordarsi quello che le ho fatto passare per via dei giocattoli (A due anni rubai una barbie al mercato, per esempio, e quello fu solo l’inizio). Prova, tu prova, a portarmela via.
 
estate-indiana
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martedì, aprile 03, 2007, ore 18:50

VerrA' L'AlZheimeR e Avrà I MIEI OCcHi
(ma anche quelli di mia madre)
 
"E come mi vesto per la cena di martedì? E' un posto elegante quello lì"
"Non so, ma se vuoi ti presto qualcosa"
"Pensavo di mettere la gonna nera..."
"Ma no dai, cambia, potresti mettere i jeans neri nuovi con la mia camicia di Pinko, oppure quelli di Cavalli "
"Si ma poi cosa ci metto sopra a quei jeans?"
"Non lo so, serve qualcosa di liscio e minimal"
"Tipo il tuo golfino nero e oro?"
"No mamma, ho detto liscio e minimal, quel golfino lì va giusto bene se devi tenere a bada un toro in un'arena"
"Ma non ho niente di minimo, e poi volevo mettere la gonna nera"
"E allora perché me lo chiedi? Se hai già deciso.."
"Con te non si può mai parlare. VAbe'. compro il pesce martedi?"
"Si va bene, se c'è prendi il palombo"
"Allora poi vieni a cena, ma arrivi presto o tardi?"
(E qui in un dialogo tra persone normali avrebbe dovuto accendersi una lucina, suonare un antifurto, un campanello, il principio di identità di Parmenide avrebbe dovuto tuonare dall'alto e invece.)
"Mah, non tanto presto, come al solito"
"Va bene, allora ci vediamo martedì. ciao"
"Ciao"
Squillo
"Ma io martedì io sono fuori a cena"
"Eh beh, sì in effetti. Mi avevi chiamato per parlare proprio di quello"
"E' preoccupante"
"Più per me. Io in teoria sarei nel mio periodo di massima produttività, tu puoi abbandonarti all'alzheimer"
"Produttività? Tu cosa?"
"Sì, non importa, va bene la gonna nera."
 
 
estate-indiana
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