CInQUE CosE che NoN SapEte Di ME (e di cui a nessuno frega niente, quasi nemmeno a me)
Ecco a cosa servono le catene, a dare spunti per quando non si vuol scrivere di quello su cui si vorrebbe scrivere, vabe’ veniamo al sodo.
1) Quando mi sono laureata, invece di essere felice come una pasqua, ho deciso che era tempo di farsi venire l’esaurimento nervoso. Non sono più uscita di casa per una quantità di mesi, piangevo tutto il giorno e tante altre storie di psicofarmaci. Mica ero stupida, avevo capito, ancor prima di averne uno, che il lavoro era una grande inculata e ho condensato tutta la disperazione in qualche mese, invece di distillarla in una vita (oddio, se avessi passato un anno a Londra sarebbe stato molto meglio, ma anche se fossi la figlia del signor Hilton non sarebbe male. Sì baratterei il mio cervello inutile con quello inutile di Paris e il suo conto in banca. E allora?)
2) Soffro di vertigini in maniera imbarazzante. Appena un sentiero è un pochino esposto io mi metto a strisciare, o mi metto a piangere, a seconda di quanto è alto il precipizio.
3) Quando avevo 18 anni ero molto sfigata, più di ora, voglio dire. Per una congiunzione astrale particolarmente favorevole, mi trovai per ben 5 giorni a essere fidanzata con un ragazzo un bel po’ più grande di me. Tant’è che aveva la patente. Quando venne a prendermi sotto casa in auto per andare a mangiar la pizza, quell’arpia di mia madre mi obbligò a dirgli che non ci potevo andare. Non l’ho mai perdonata per questo, né mai lo farò. Stronza. (Lo dico anche lei, non solo qui dove non mi legge). E cogliona io, a non scappare via.
4) Di nascosto ascolto Tiziano Ferro. Sto pensando di andare anche al concerto ma forse sono troppo depressa per sopravvivere a “Sere Nere” e “Ed ero contentissimo”
5) Mi mancano tanto le mie nonne. Tantissimo. E ultimamente invidio le coppie che vanno a far la spesa al supermercato. E vaffanculo, siamo già a sei.
BuonA NoTTe, STraFIga
E vabbe’, quando ci vuole ci vuole. Questa sera ho compiuto un’impresa che neanche gli eroi del Brenta. Da sola, senza aiuto alcuno, ce l’ho fatta. Ho imparato a trasportare i CD sul fantastico i-pod. O come cavolo si dice insomma. Adesso posso ascoltare David Gray su quell’affare lì che fa tanto fighetta. A dire il vero, ho fatto molto di più. Prima di tutto, ho disinstallato Explorer 7, che mi aveva praticamente ingoiato il browser. Non scaricatelo mai, vi pianta in asso peggio di un deodorante che non sia Rexona (questa la capiscono solo i figli degli anni 70, dio come sono vecchia, forse mamma ha ragione con la storia della crema antirughe). In secondo luogo ho scaricato i-tunes7, senza intoppi. Dopodiché, smanettando un po’ qua e là, con la maestria di un hacker e con l’agilità di un system analyst integrator moltiplicator eccetera ce l’ho fatta, le mie canzoncine sono tutte nell’aggeggio. A chi paventava una Caporetto pari a quella del Moulinex (cioè me stessa, che gli frega agli altri?), la risposta è arrivata precisa e puntuale. Sono una donna tecnologica, mica una casalinga.
Restano da capire alcune cose:
- come fare a far seguire l’ordine che voglio io e non il suo (ma forse bisogna nominare le canzoni)
- come fare a cancellare una canzone dall’i-pod? (si potrà?, boh)
- qualcosa che sicuramente ancora mi sfugge
- Ah, ecco, come spegnere l’i-pod prima che si spenga da solo, chissà se si può.
(Fa niente che il resto della vita va a puttane, anzi, che sta facendo un corso alla Hollywood Boulevard University per andare a puttane con un certo stile e senza indugi, con l’i-pod è tutta un’altra cosa, garantito al limone, anzi alla mela)