lunedì, novembre 27, 2006, ore 15:30

NEssUnO TOccHI APoPHis!
 
No, allora. Un po' di notizie dei giorni scorsi a caso: Robbie Williams dice che diventerebbe gay pur di salvare un animale; in Danimarca, oltre a esserci del marcio, signorine in topless cercano di convincere gli automobilisti a rispettare i limiti di velocità. La Corvaglia e Iacchetti si lasciano perché lei vuole "trovare un suo percorso personale" o qualcosa del genere, e cosa fa? Mais oui, un calendario! Però tranquilli, dialogano ancora via sms. Un treno su due è in ritardo e a Fatima c'è un quarto segreto.  In tutto questo, la Nasa vuole mandare un poveraccio su Apophis per deviarne la traiettoria. Ma dico, Apophis è la mia unica assicurazione sul futuro e si mobilita la NASA per farlo fuori? Io mi incateno a Cape Canaveral, giuro.
estate-indiana
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venerdì, novembre 17, 2006, ore 11:23

DELL’INAffiDaBilitA’ deI MeteoRiTI
 
Mai fidarsi dei meteoriti. Non moltissimo tempo fa, Il Corriere della Sera Scienza parlava di questo gigantesco meteorite, Apophis per l'appunto, che avrebbe impattato la terra nel 2036, con possibilità di sopravvivenza nessuna per noi umani. Il primo pensiero è stato che mi stava un po' in culo estinguermi il giorno della pensione. Il momentaneo ottimismo ha subito però lasciato spazio alla consapevolezza che io una pensione non è poi così detto che ce l'abbia. L'INPS probabilmente fallirà prima, la mia azienda prima ancora, quindi non è affatto previsto che si prospetti una rendita di qualsivoglia tipo per il futuro. Peraltro, l'estinzione a anni 65 avrebbe alcuni indiscutibili vantaggi:
- L'invecchiamento cellulare e la conseguente decadenza fisica avrebbe un limite quasi accettabile
- Nessuna preoccupazione per la vecchiaia, nessun bisogno di polizze vita, previdenza integrativa, previdenza tout court, residenza Anni Azzurri, viva l'irresponsabilità, viva la finitudine, viva.
- Nessun senso di inadeguatezza per un'eventuale et assai probabile mancata maternità. Non che adesso ne abbia, ma mettere al mondo un figlio per farlo crepare a 30 anni è da stronzi, quanto meno.
- Possibilità di smettere di lavorare a un'età accettabile e godersi qualche anno in giro per il mondo senza fare troppi conti.
Approfondendo l'argomento ho poi però scoperto che le possibilità che quel bastardo di Apophis impatti il pianeta sono 1/28,000. Che per gli asteroidi pare sia una percentuale altissima, ma forse ce ne sono più che mi sposi.
Adesso non mi venite a dire che potrei comunque suicidarmi a 65 e vivere come se stesse arrivando Apophis sul serio, per favore. In parte lo sto già facendo. Per il resto, come diceva Moretti, "se dipende da me so che non ce la farò".
NIente, si ha da andare avanti, prendere e soprattutto perdere il treno, fare la spesa, lavorare, andare in gita, l'aperitivo, lo shopping gli esami del sangue che non li faccio dal 91. Anche pulire casa (ma quando?).
Comunque, su People c'era una photo di Katie Holmes davvero strafiga. Che di solito Katie è insignificante, diciamolo. Epperò. Iniziano a fare le pubblicità di Natale. L’altro giorno ho fatto una scenata a quelli della banca perché pensavo che mi avevano clonato la carta di credito. In realtà me la sono clonata da sola, ho speso tutto io.
Apophis, dove sei quando servi? 
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martedì, novembre 07, 2006, ore 18:46

The DaY AFteR
 
L'ultimo giorno che abbiamo lavorato a Lilanda, Sister Mary voleva parlarci. Ci ha raccontato della sua vocazione. 
Fuori sentivamo i bambini correre e gridare.
Di lei che aveva 16 anni e una serie di fidanzatini susseguentesi.
In una delle aule della missione un gruppo di donne cantavano in Nianja.
Di lei che pregava perché solo voleva sapere che cosa doveva fare.
Ho iniziato a torturare un lembo di maglietta della Disney. Per trovare la sua strada.
Di lei che un giorno è entrata in una chiesa e ha detto che ha sentito un'emozione fortissima e allora non ha avuto più dubbi e ha detto al fidanzatino you can kiss me goodbye e si è fatta suora e tanti saluti.
Mi è venuto da ridere e da piangere.
Ci ha detto che non era importante diventare suore o preti ma fare quello che davvero volevamo. E che comunque, qualsiasi cosa scegliessimo di fare, di farci una pensata a dedicare la vita alle persone nello Zambia.
Io posso dire con un certo orgoglio che ho sempre avuto molto ben chiaro quale fosse la mia strada e le cose da fare. E non l'ho mai seguita. Mai. Quando la vita ha richiesto un po' di coraggio, io ho sempre fatto la scelta comoda. Ma è una cosa con cui ho fatto i conti e non sono qui a stracciarmi le vesti su strade che non ho voluto percorrere. E' che tempo fa queste cose mi laceravano. Adesso mi dico che ok, ho fatto quello che ho fatto e in qualche modo sono caduta in piedi. Come dice Douglas Coupland, in fondo si paga un prezzo a vivere senza Dio. Questo scambiare l'amore con una forma di ironia che fa terra bruciata di tutto, attorno. Questo rassegnarsi a essere ignorati dalla storia, in cambio del riscaldamento autonomo e l'ultima borsa di Prada (non ne ho, ma rende). Questo non sentirsi più soli, in cambio del rischio di sentire molto poco in generale. 
Inevitabilmente però, e per motivi diversissimi, veniva a tutti un po' da piangere.
Dedico le mie lacrime versate solo in modalità riunione e rinsecchite dentro agli occhi alle persone che non potrò aiutare perché penso di non poter mai fare la differenza. ( se volete mi ci mando, hic et nunc)
Ai sogni che sono rimasti là come premi non ritirati, perché non ho mai avuto il coraggio di seguirli.
Agli slanci che per qualche motivo sono finiti in un vicolo cieco.
Al tramonto di mercoledi scorso sui colli, alle mani che ho stretto e alle cose e alle persone che ci sono. A quel che ancora filtra delle emozioni, come i raggi di sole novembre, freddi e dorati, sospesi tra il ricordo e le promesse.
estate-indiana
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