giovedì, giugno 18, 2009, ore 12:24

ReHab NeedEd (after one week in NY City)

“Mi chiamo Estate Indiana, ho 37 anni e sono malata di shopping”. Finirà così, lo so. In qualche gruppo di auto aiuto. Oppure direttamente sul lastrico, a spingere un carrello dell’esselunga con dentro tutti i miei jeans Seven e le Doctor Martin’s.
Solo che ce ne vorrebbero almeno 6 di carrelli e dovrei ingaggiare dei portatori, la prima mendicante con gli sherpa al seguito.

Questo lungo e inutile preambolo per dire che NY  - ti adoro! - questa volta è stato un vero sfacelo. Tre indemoniate, o drogate – stiamo facendo come i fattoni, risparmiamo sul cibo per comprarci la roba, tra poco ruberemo a casa dei genitori - fomentate dalla quarta, vera newyorchese, al grido di “portate tutto a casa che poi ce li proviamo, tanto potete restituire e vi ridanno i soldi.”

Dire che le nostre, o piuttosto le mie intenzioni alla partenza erano buone sarebbe del tutto inutile, tutti sanno dove porta la via delle buone intenzioni, e in tanti lo trovano un posto interessante. E’ andata che abbiamo iniziato a fare strisciare carte di credito appena messe giù le valigie per smettere all’aeroporto di Newark, suggellando la settimana di follia con una palla di vetro con i grattacieli e la neve dentro. 


Sample Sale di Calvin Klein

EI: “Questo vestito è troppo corto”
Amica L: “E’ un Calvin Klein splendido, non capisci niente”
Amica B: “Ti sta benissimo”
Amica A: “portalo a casa e poi ci pensi, perché magari domani non lo trovi più”

Da Lohans

Amica L: “Questi Jeans sono troppo belli dobbiamo averli”
EI: “Ti scoccia se li provo uguali?”
Amica L: “Figurati, abbiamo tutto uguale”
EI: “E allora tieni questi, che tu sei così stronza che ti sta pure la 27”

Hard Rock Cafe’

Amica B con la felpa dell’hard rock cafe’: “Come sta?”
EI: “Non si può comprare la felpa dell’hard rock cafe’, è troppo mainstream e non abbastanza posh per te”
Amica B: “Ma io sono anche un po’ street”
Amica L: ”Ah, ecco”

Da Tiffany

Amica L - "I can't count the ways I love you". per me il ciondolo dovrebbero farlo con la scritta "I can't count the ways I love myself". Ma quel gioielliere è schiavo del preconcetto maschilista che sono gli uomini che comprano i gioielli alle donne. Noi ce li compriamo da sole. E' perchè siamo avanti. O sfigate?
EI - siamo avanti
Amica B - siamo sfigate

Sfilata casalinga a casa di A.

EI: “Ma no, questo lo riporto, è troppo corto”
A: “Se lo riporti sei stupida”
L: “Io magari riporto gli occhiali”
A: “Ma è un affronto alla miseria, con tutto quello che hai comprato…aspetta vi devo far vedere un vestito.”
Coro di “ohhhh”
Amica A “io quando metto questo vestito…mi scoperei da sola da quanto sono figa!” (applausi)

Al Musical I – Mamma Mia

Donna: E che cosa hai fatto in tutto questo tempo?
Tanya: Ho sposato dei miliardari!

Amica L: “Prendete spunto!”

Al musical II (sì, due Broadway in una settimana, perché noi siamo miliardarie! O cretine, a scelta.) – Chicago – Il Tango delle Assassine


Annie: “E sapete, certi uomini proprio, non reggono l’Arsenico”

EI: “prendete spunto!”


In piena turbolenza, volo di rientro sull’oceano

EI: “sfhosvnsvò” Trad: parole a caso di una con una crisi di panico
L: “non ti preoccupare, Dio non permetterà che ci schiantiamo prima che abbia messo almeno una volta il mio cappotto Custo”

L’estratto conto prossimo venturo sarà aperto il prossimo anno. O bruciato. O non so.  Comunque sappiate che siamo anche andate al Whitney, a vedere Hopper. E a Coney Island, sulla Wonder wheel. Insomma, non abbiamo proprio solo “comprato”, ecco.
estate-indiana
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giovedì, aprile 30, 2009, ore 00:45

007

 

Qundo ero piccola io e i miei cugini avevamo messo su un’agenzia investigativa.  Avevamo una valigetta di plastica marrone cacchina piena di moduli per schedare i casi, una serie di pistole finte, lenti di ingrandimento, campanacci (mah), un metro da sarta e un bel po’ di monete da dieci lire, che erano i nostri stipendi. Il problema era che non avevamo niente su cui indagare, mai un furto, una sparizione, mai un mistero.

Un giorno che la noia stava prendendo il sopravvento siamo andati da mia madre.

“Non hai qualcosa su cui possiamo indagare? Qualche mistero? Niente?”

Mia madre era immersa nei  vapori della stirella e non sembrava molto partecipe.

“Una volta” provò a dire “una volta ho sentito un rumore fortissimo, come di ferro, e non ho proprio capito da che parte arrivava”. Ma che diavolo di mistero era? All’inizio ci provammo, passammo al setaccio le due camere da letto ma niente, niente che potesse far pensare a un rumore metallico sconosciuto. L’interrogatorio si limitò a “ma la finestra era aperta o chiusa? Quante volte l’hai sentito?” Poi abbiamo dato un’occhiata, anzi abbiamo ascoltato i suoni che arrivavano dal capannone di fronte.

“Ma non è che è lo stabilimento?”

“Mah magari sì”

Ce ne andammo via delusissimi. Alla fine le attività dell’agenzia consistevano essenzialmente nel mettere a moduli e lucidare pistole. Sembravamo un incrocio tra impiegati di posta e reduci di guerra.

Tempo dopo accadde invece qualcosa che diede da pensare per un po’. Il finestrino dell’alfasud di mio zio andò in mille pezzi così, di botto. Ci arrovellammo tantissimo sul caso ma non venimmo a capo di niente manco lì. Ovviamente mai sentito parlare di “cancro del vetro”, punto di rottura et similia. Mio cugino pensava a un meteorite, mia cugina gli UFO, io che non sono mai stata orientata al problem solving non avevo idee, con il senno di poi, per me era un X file e tanto bastava (potrei archiviare come X file almeno metà della mia vita a ben vedere.)

Visto il grande successo professionale e il break even point un lontano miraggio, decidemmo  a un bel mjomento di liquidare l’azienda in maniera molto coereografica. Scavammo una buca nel giardino di mio cugino, ci mettemmo dentro i campanacci, le lenti e le pistole, ricoprimmo il tutto di terra e addio 007.

Decenni dopo fecero dei lavori a casa di mio cugino. Degli esterrefatti muratori portarono a sua madre un campanaccio arrugginito, delle lenti ormai opache e delle pistole a aria compressa. Sua madre si chiese per un bel po’ di tempo come mai tutta quella roba provenisse dalle viscere della terra. Per un po’ cercammo di negare, rivendicando così  anche da grandi il nostro diritto al mistero. Mio cugino consigliò di chiamare un esorcista, che non si poteva mai sapere, mia cugina scosse la testa lentamente dicendo mai vista questa roba, io mi cimentai nel più prosaico “ma perché avremmo dovuto seppellire i nostri giochi? Mica siamo dei cani”.

Alla fine la mamma di mio cugino si fece arbitro unico della questione risolvendo il mistero a modo suo. La sentenza  suonava più o meno così: “chi tri bilott chi  g’han nient de fa, e sì ch'in grant (trad. Tu guarda questi tre pirla come non hanno nulla da fare. E sono pure grandi)”. 


estate-indiana
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mercoledì, aprile 01, 2009, ore 16:30

My TimE, Please

Un giorno mi sveglierò e avrò 50 anni o anche di più. Nel frattempo sarò andata al cinema, alle mostre, a sciare, avrò visto le mie amiche, riso, bevuto champagne, sbadigliato, nuotato in piscina (molto poco), trovato una quantità di scuse per non nuotare, letto libri bellissimi e mediocri sulle banchine del metro, mangiato pasticcini, scritto una quantità di presentazioni in power point più o meno riuscite, sbadigliato senza mano davanti alla bocca, poggiato il culo sui sedili stretti dell’economy e quelli lerci delle Nord, prossima meta NY, prossima meta ancora Ladakh, successiva campo base Everest, sciato, fatto benzina, pagato il casello dell’autostrada, ore e ore a cercare le chiavi, dell’auto, della macchina, di casa dei miei, della casa in montagna, del gabbiotto della monnezza, della cantina, del box, , la ricetta del pollo al curry, seduta sui prati, recitato, mentito, dormito dieci ora di fila. Dove se ne va il mio tempo?
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lunedì, marzo 09, 2009, ore 17:24

Una DomeNicA BeLLiSSIMA

No, solo per raccontare l'ultima fantastica domenica. Ero partita bella trullera per andare ad arrampicare, avevo anche comprato le scarpette nuove. In altre parole ho dedicato 50 euro a una causa che mi terrorizza ma in qualche perverso modo mi attrae, speravo un minimo di gratitudine da the Alpinist per questo e invece zebba. Così accade che lungo la valassina a un certo punto la presidenziale si esibisca in una serie di rumori molto coreografici, per fermarsi definitivamente con un lungo woo woo woo...poff. giusto il tempo di accostare in curva lungo una delle uscite di questa poco trafficata statale. La frizione aveva in pratica deciso di farsi un'escursione pure lei, dove non è dato sapere ma sicuramente altrove. Al che, ostentando grande sicurezza e sangue freddo chiamo l'assicurazione - con quello che pago ho il servizio del carro attrezzi che diavolo - mi passano il "soccorritore" e partono per venire a prendere il cadavere della Thesis. Devo dire che avere un uomo a fianco in certe situazioni è davvero ideale. The Alpinist si è infatti esibito in una serie di insulti al destino, alla sfiga, alla merda, al'allineamento di marte in quinta casa, a qualsiasi cosa gli passasse a tiro dando così un contributo fondamentale per peggiorare una giornata che già ci aveva messo del suo.
Per il resto è stato tutto impeccabile, il carro attrezzi è arrivato, il cadavere me lo portano pure dal meccanico sotto casa e noi ce ne siamo tornati comodamente in treno, con lui che mi raccontava che una volta aveva attraversato tutte le creste del resegone e adesso non faccio più niente e io che mi son messa a dormire dicendo un altrettanto strategico che cazzo ci posso fare.
Per risollevarmi la giornata ho aiutato mia cugina a fare i compiti di inglese, che per qualche insondabile motivo doveva imparare a memoria un brano su usi e costumi della famiglia nella perfida Albione. Non ti venga in mente di sposarti, le ho detto, questa è l'unica cosa che ti deve rimanere in testa di questo brano. Oggi è lunedì e tutto sommato sono contenta.
estate-indiana
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mercoledì, febbraio 25, 2009, ore 00:00

NoBili AnteNati

 

L’altro giorno stavo usando il tagliere di mia nonna – non ho molte cose di mia nonna, il tagliere, due bollitori e le coperte di maglia – e mi  è venuto in mente nella nostalgia che stavo respirando un episodio che aveva fatto ridere tutti. Questa mia nonna era un po’ curva  e malata sì, ma anche tanto lagna e ogni acciacco era una vera tragedia. Un sabato pomeriggio, che era una bella giornata di sole tiepido, mia madre non ne poteva più di lei che si lamentava perché non riusciva a andare in bagno e aveva mal di pancia, così ha preso su tutto e molto velocemente è partita per la montagna, non prima di averle dato un bel miscuglio di pastiglie alle erbe e supposte di glicerina e averla lasciata alle mie amorevoli cure. Mia nonna si è lamentata ancora un bel po’ tanto che io non sapevo bene che cosa fare, poi finalmente è riuscita a andare in bagno. Dopo, stava così bene che aveva voluto anche uscire in giardino, dove seduti in cerchio sulle sedie di plastica c’erano anche mio zio, mia zia e l’altra mia nonna, che era soprannominata Patton generale d’acciaio per il suo caratterino docile, arrendevole e remissivo. Sono stati tutti lì un bel po’ a parlare, del caldo, dei fiori del giardino, dell’erba da potare, di una rana che di notte si sentiva sempre e mia zia diceva che era una rana-toro. Poi mia nonna ha voluto bere il the, così l’ho riaccompagnata per le scale dentro casa e ho messo su l’acqua. In quel momento mio zio mi ha chiamata fuori e mi ha detto vedi come è facile a volte, le persone per farle star bene basta solo mandarle a cagare. Al che tutti quanti abbiamo riso forte mentre l’altra mia nonna diceva uè, sacrament, và che l’è minga bel ves bun no de andà al gabinet, ma si vedeva lontano un miglio che veniva da ridere parecchio pure a lei.

estate-indiana
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martedì, febbraio 10, 2009, ore 01:26

MAyBe TomoRROW

 A volte mi sento la testa completamente vuota. A volte quello che faccio per campare mi sembra così insignificante che spero che la crisi faccia in fretta il suo dovere e io sia obbligata a farmi il regalo di trovare qualcosa in cui almeno provare a credere. Sono molto confidente in questo. Quando torno dal corso di teatro mi bevo un caffe' alla macchinetta del metro'. Ha il sapore del polieuretano espanso ma almeno mi tiene sveglia sul treno e qualche ora dopo. Le stazioni sono tutte uguali e io ho sempre paura di sbagliare a scendere, cosa che mi oobligherebbe a aspettare per ore al gelo in qualche stazione periferica, leggere le scritte pennarello indebile sui piloni grigi. Non una gran serata, in effetti. Ogni giorno che non passo in montagna mi sembra profondamente sprecato, e di fatto lo è. Sabato scorso ho sciato a Cervinia e c'era questa giornata meravigliosa e mi sentivo così completa e così assurdamente felice a guardare il Cervino sgombro di nubi, il cielo così blu e quella selva di cime a punteggiare il cielo. Da uscirne matti. Sto leggendo una serie di libri sulle spedizioni commerciali dell'Everest, io e la mia amica L per i quarant'anni andremo al campo base e la lettura dei libri fa a suo modo parte della preparazione atletica (quello che non farà la crisi potrebbe farlo l'altitudine, non si sa mai). C'è una frase di Anatoli Boukreev che ho deciso sarà la mia frase guida per il tempo a venire. "Sottolineammo l'importanza di avere sempre una riserva, di non sfinirsi competamente e di capire che di solito "non ce la faccio più" significa esattamente quello. Non ce la fai e non devi nemmeno tentare di farcela. Fermati, torna indietro e salvati la vita."
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mercoledì, gennaio 28, 2009, ore 00:50

FiN QuI TuTTO BeNe

Oggi è arrivata una mail del grande del grande capo che dice che l’azienda è solida, forte e sperano di non dover tagliare il personale. Capisci ammè. Alla mia amica A. Invece han detto che se vuole imparare a andare in skateboard il magazzino degli ordini è a disposizione.  Prevedo una splendida e progressiva sorte da disoccupata ma la cosa per ora mi lascia abbastanza zen, la guardo da lontano con una certa curiosità. Avrò tutto il tempo per uno sbrocco come si deve. Intanto approfitto dello stipendio per fare un po’ di shopping, inutili scarpe e bellissime, pantaloni e altri generi di prima necessità. A proposito di prime necessità, il richiamo di NY è fortissimo. Vorrei passeggiare sul lungo mare di Coney Island o chiudermi un paio d’ore da Tiffany. Bere la cioccolata a Dumbo, andare al Mercury Lounge. E’ tutto il futuro a cui riesco a pensare. A dire il vero riesco a pensare anche al trekking al campo base Everest che voglio regalarmi per i 40 anni. Vedo il futuro solo in termini di viaggi e di gioielli. Il che fa di me una persona frivola immagino. Sto guardando con una certa apprensione le tende del soggiorno. Volendo farci un abito nuovo, non bastano nemmeno per iniziare. Ma si può rimediare un effetto missoni coi tappeti del bagno, va tutto bene.  

estate-indiana
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martedì, gennaio 13, 2009, ore 01:34

DiaRiO (di ViaGgiO) MiNiMO

Dovrei parlare del viaggio, di come il cielo nell’immensa solitudine delle pianure della Patagonia sia la prima cosa che vuoi fotografare, quando le nubi scolpite dal vento giocano a disegnare onde anomale e il nulla che ti circonda è un abbraccio caldo a cui consegnare pensieri improvvisamente inutili e piccoli.

Dovrei raccontare di come la montagna ogni volta rinnovi la sua magia, della completa felicità di fronte al Fitz Roy, quando anche l’ultima nube cede il passo all’imponenza della cima e il blu e il verde dei laghi sono quasi accecanti e tutto è così semplicemente perfetto da voler trattenere il respiro per paura di rompere l’incantesimo.

Vorrei non dimenticare mai la dolce malinconia delle strade e delle case di Puerto Natales, dei pescherecci malandati ammassati al porto, i contorni confusi come i colori sulla tavolozza di un pittore. E quanto avrei voluto nascondermi, in una di quelle case polverose dai colori sgargianti, e ridisegnare la mia vita con altri colori, altri sapori, lontano.

Vorrei alzare gli occhi almeno una volta al giorno con la stessa meraviglia di quando ho visto il perito Moreno nella sua spudorata grandezza, ghiaccio come panna, dune bianche, giochi di azzurro, una salita coi ramponi e la gioia di bambini alle prese con un giocattolone troppo grande.

Vorrei dire della leggerezza di viaggiare senza amici nè amanti, un gruppo di persone piacevoli di cui non mi devo preoccupare se si starà divertendo o se cosa c’è che non va. Di una corsa la mattina presto per strappare una foto al Cerro Torre, ma niente, nascosto beffardo dietro un pesante tendone di nubi, a lasciarmi almeno qualcosa per la prossima volta.

Vorrei viaggiare più spesso, assaporare quella sensazione di poter fare tutto, che di fronte a tanta bellezza tutto possa solo andare bene,  sciogliere le mie paure al primo raggio di sole,  attraversare la vita con la grazia di un passo di tango.

estate-indiana
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mercoledì, novembre 19, 2008, ore 00:05

RiMEdi InTelliGENTi AllA CrISi EconoMIca


C’è che questa crisi economica mi sta vagamente inquietando. Del tipo che penso che fino a ora mi è andata bene,  ma ora che il gioco si fa duro si vedrà subito che sono una gran mollacciona e tanti saluti, mi troveranno a frugare in un cassonetto o cose del genere. Vacche magre in arrivo insomma. Così, per cercare di darmi una calmata ho deciso che mi serve una vacanza vera e in Patagonia ci starò ben tre settimane anziché due. Mi sembra coerente no? Perché farsi trovare con dei risparmi sul conto in un periodo simile? Sarei terribilmente out. Quindi, si parte.  Che altro. Mio padre ha voluto a tutti i costi rifilarmi la sua ex macchina, la Presidenziale, che ha preso il posto della vecchia idra. La presidenziale innanzi tutto ha un sacco di elettronica e ogni mattina ti dà il buongiorno con un’allegra coreografia di spie che si accendono e si spengono in maniera del tutto autonoma e casuale. Decide la temperatura in base a criteri insonabili e parcheggiarla è come manovrare un transatlantico. Ha quella specie di affare che suona  per il parcheggio, che quando arrivi vicino al muro fa il rumore da encefalogramma piatto, anch’esso vagamente inquietante. In autostrada però è divertente, posso stare in terza corsia e finalmente vendicarmi di tutti quegli stronzi con l’Audi che ti frenano a un centimetro dal culo e lampeggiano come insegne al neon. Da giovani avevano la Golf, ora sono cresciuti in maniera direttamente proporzionale alla loro stronzaggine, hanno fatto i soldi e hanno tutti l’Audi, fateci caso. The Alpinist ha poi provato l’ebbrezza di me a 150km/h sulla Valassina che gli facevo una scenata da pescivendola napoletana battendo furiosamente i pugni sul volante, era terrorizzato, soprattutto dalla guida immagino.

Alle volte mi prende un’ansia terrificante, sul futuro, i miei genitori, il lavoro, l’assoluta mancanza di voglia di maternità, i soldi buttati per l’affitto eccetera. Poi mi dico che è inutile preoccuparsi del futuro e che probabilmente quello che mi preoccupa non è quello che succederà. Poi mi dico che il Signore provvede ai gigli del campo e quindi perché mai mi dovrei preoccupare io, ma forse i bambini dell’africa avrebbero qualcosa da dire ai gigli del campo o al Signore. Ma poi insomma, di fronte alla partenza finalmente per la Terra del Fuoco, che è uno dei miei sogni di sempre, tutto sparisce e sono come una bimba davanti a una scatola gigante con un bel fiocco rosso, tutta per me.

estate-indiana
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mercoledì, novembre 05, 2008, ore 09:26

"ThAt’s the gEniuS of AmErica - that it cAn chAnge" Barack Obama, Nov 4th 2008

e visto che è inutile scrivere due volte quello che è già stato scritto benissimo una saola volta, andate qui

estate-indiana
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