martedì, luglio 15, 2008, ore 22:32

BoreD & ConFUsed

Scrivo pochino di questi tempi perché diversamente riempirei questo posto di paranoie da psicopatica che non credo sia il caso. Mi accorgo che succede talmente tanto dentro la mia testa che non succede quasi nulla fuori. Il che ovviamente è soltanto un male, dacché non uscirà nulla da me di simile alla nona di Beethoven o semplicemente a un romanzetto harmony, per dire. Vorrei con prepotenza tornare a due anni fa. Dovrebbero dare due volte nella vita o tre a tutti la possibilità di fare rewind.

Invece ci troviamo con un fardello di minchiate omesse o commesse di cui “fare tesoro”. Un bel tesoretto di minchiate. Si noti l’assurdità o la crudeltà del tutto. Non compro più niente da febbraio, la mia amica A dice che è ora degli antidepressivi e molto probabilmente ha ragione. Altrimenti il mese di agosto si preannuncia poco sopportabile. Del resto il vestito camicione che ho provato lunedì e volevo regalarmi per il compleanno era davvero troppo stile “Guardia Secondo”, sembravo una malata di mente fatta e finita.

Però ho ripreso a leggere. L’Amore non Guasta di Coe, non male. E poi Alzaia del mio diletto Erri de Luca. Inutile o quasi dire che i buoni propositi di fine anno, per quanto pragmatici e a portata sono andati tutti a fare in culo, tranne uno che se non ricordo male è ascoltare John Henry (Grazie L). Vorrei che mi lasciassero libera da impegni sociali di qualsivoglia genere, dalle feste di nozze ai battesimi ai viaggi di lavoro.  Qualche anno fa, e non ricordo quanti, il battesimo di uno dei miei innumerevoli cuginetti fu sopportabile. Mio zio e la sorella di mia nonna  - due milestone della famiglia – ci avevano lasciato da poco e noi nonostante la poca voglia di festeggiare, noi cugini ci trovammo a un tavolo a svuotare una bottiglia di rosolio raccontandoci le storie dei bei tempi andati, di quando seccammo l’acero di mia zia a pallonate, di quando giocavamo a robot nascondendo Ichima dietro preziosi ninnoli capodimonte che rovinavano addosso a Daitan 3 e altre stronzate del genere. Domenica c’erano troppi bambini urlanti a reclamare attenzione perché ci fosse spazio ancora per noi e le nostre infanzie anni settantaottanta, davvero troppi. Ma perché ce la menano con le stronzate dei consumi responsabili e la raccolta differenziata quando si dovrebbe fare un’unica cosa e cioè smettere di figliare. Io sono entrata quasi subito in modalità vegeto fino a quando da vera cafona mi sono attaccata al blackberry anche se non avevo messaggi.

Si possono rianimare i sentimenti? Si può fare un rew o un ffwd per uscire dal guado? Si può almeno smettere di avere mal di gola e raffreddore manco fosse novembre (cazzo)? Datemi un biglietto per NY, di sola andata.

estate-indiana
commenti (12)¦ commenti (12)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

giovedì, giugno 26, 2008, ore 22:46

TRuE LOVe

 Eravamo partiti alle 7 di mattina. I miei genitori non volevano assolutamente a) che ci andassi e b) che ci andassi da sola. Così avevano caricato sull’auto me, la mia amica A e mio cugino, che comunque un maschio era sempre meglio averlo. Ci avevano scarrozzato fino a Torino e abbandonato con un po’ di ansia fuori dallo stadio. Era il 1988 e Bruce Springsteen cantava il Tunnel of love tour (un album del tutto dimenticabile, ma che importanza poteva avere?). Fu l’inizio di un’estate fantastica, di corse in macchina, amori vagheggiati e smemorande alte mezzo metro (ma il mio inglese migliorò tantissimo). All’uscita la mia amica A voleva bucarsi gli occhi come si fa con la Mecca.

Noi fans del boss abbiamo mania un po’ patetica dei “racconti del Klondike”.

E tu c’eri nell’85 a Milano? E nel 92 a Basilea? E nel 98 a Milano? Insomma, siamo veramente patetici perché alla fine vuol solo dire che stiamo invecchiando, ma chi sono io per sottrarmi a questa pratica sociale? Nel 2003 – uno degli anni più belli della mia vita fino ora,  e notare la punta di ottimismo-  il concerto a San Siro precedeva di poco la mia prima partenze per gli stati uniti. Eravamo un gruppo enorme. Quando attaccò il concerto con Promised Land pensai subito che il mio viaggio sarebbe stato l’appuntamento col destino (che il destino poi fosse semplicemente quello di tornare a casa a fine vacanze è un’altra cosa irrilevante). Le note di Who will stop the rain sotto un temporale violentissimo me le ricordo ancora ora. Beh, al concerto del boss ci sono andata anche a NY. Per la prima volta ero da sola a un concerto rock, ma a me NY fa l’effetto delle noccioline di superpippo, divento invincibile, posso fare qualsiasi cosa, anche andare e tornare dal New Jersey alla una di notte (ovviamente eravamo in migliaia, millanto e basta).

E poi ieri sera. L’amore mio. Quello che forse dovrebbe fare l’amore, una specie di iniezione di energia e di voglia di ballare che se ne sta quieta e zitta per tutto il resto dell’anno con poche eccezioni. Una voglia di spensieratezza  (che è la fine della spensieratezza che ti uccide, ogni volta che qualcosa ti uccide, cit. Ugo Cornia), e al tempo stesso di rivincita, una carezza alle debolezze quotidiane e reiterate e tanti ricordi. Poi ieri sera era veramente scandaloso come si faceva toccacciare da tutto il pubblico, perlamadonna che cosa ci facevo io nei posti numerati? Che manco si sentiva una cippa? Perché non ho fatto l’adolescente fino in fondo e non mi sono spiaccicata sotto il palco? Io e la mia amica A stiamo disperatamente cercando dei biglietti per Barcellona a un prezzo accettabile, abbiamo battezzato in maniera poco esplicita il nostro viaggio della speranza “obiettivo mano sul pacco” se qualcuno li trova me lo dice?

Si mormora che questo potrebbe essere l’ultimo tour con la E-street Band. Non so se sia vero o meno. So che le mie emozioni si sbilanciano pericolosamente dalla parte dei ricordi e allora non so se tra qualche anno tornerò a vederlo ancora. Anche se poi come si fa. Sono tornata a casa verso l’una e sulle scale ho incontrato il mio vicino.

“Eri anche tu dov’ero io?”

“Beh, direi proprio di sì”

“E’ fantastico, io non l’avevo mai visto è proprio..”

“Io la prima volta l’ho visto 20 anni fa, a Torino e i mi hanno accompagnata perché…..”
 
What is this land of America, so many travel there
I'm going now while I'm still young, my darling meet me there
Wish me luck my lovely, I'll send for you when I can
And we'll make our home in the American land

estate-indiana
commenti (16)¦ commenti (16)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

giovedì, giugno 19, 2008, ore 23:08

Le (troPPo) PicColE VAcaNze

 Sapessi com’è strano partire per il mare quando fa un freddo cane a Milano. E poi fa freddo pure a Palermo. E non è che a Favignana  si scherzi. Però l’aria ha il sapore del gelsomino, e i muri a secco che costeggiano le strade e il verde e il giallo dell’erba e le buganvillee e il vento che scuote le onde (e le alghe) sulla sabbia sono la cornice e la tela di pensieri che faticano a lasciarsi andare alla deriva. Lasciarsi cullare dalle onde sulla barca fino a sentirle anche a terra, estraniarsi dal resto del mondo con una fetta di cassata siciliana (dovrebbe essere assunta regolarmente secondo me, con contratto a tempo indeterminato e sempre dopo i pasti), fare colazione con cappuccio, cornetto, pane marmellata, yogurt e succo di frutta. Nuotare nell’acqua gelida e trasparente e guidare la bici a fari spenti nella notte per vedere se è così difficile prendere una buca, per dire.

E poi trovare amichette nuove come quando si aveva otto anni e stare nel giardino a chiacchierare di uomini, lavori, cibo in ordine sparso e addormentarsi sui dondoli mentre il vento fa frusciare gerani e oleandri (e le zanzare si fanno un bel pranzo con il mio sangue perfetto, lo dice l’esame). Darsi a letture molto impegnative come Sophie Kinsella e sparare una discreta dose di cazzate, con B che si auto proclama presidente del consiglio e io di conseguenza degli esteri perché me la cavo con l’inglese, mentre il figo che guida la barca alle pari opportunità perché tutte ne vorremmo un pochino.

 In ogni caso ribadisco un vecchio concetto, una settimana di vacanza è troppo poco e la fine delle ferie va annoverata tra i crimini contro l’umanità. Davvero nessuno vuole farmi avere un vitalizio? Non faccio nemmeno più shopping, vi prego!

estate-indiana
commenti (6)¦ commenti (6)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

giovedì, giugno 05, 2008, ore 22:28

TuTTE Le VIrtU’

Uno degli innumerevoli pregi che adornano la mia personcina che non tutti hanno la fortuna di conoscere è che sono vagamente ipocondriaca. Ma non tanto eh, solo un po’. Tipo che in questi giorni ho dei formicolii strani alle gambe, ma strani un bel po’, devo dire. Cos’ ho chiamato la mia dottoressa:

-          Cio, senti io ho questi strani formicolii alle gambe, e sento come freddo, secondo te ho la sclerosi multipla?

-          Hai guardato su Internet?

-          Io? No, ma come ti viene in mente..

-          Io dico di no, ma in ogni caso facciamo esami del sangue, ecodoppler e elettromiografia

-          Eh? Quindi anche tu pensi che ho la sclerosi multipla, vero? Certo che lo pensi altrimenti..

-          Fatti risentire quando hai gli esiti. Clic.

Devo dire che a subire le conseguenze della mia ipocondria se le smazza soprattutto mia madre. C’è di buono che sto quasi sempre bene, altrimenti sarebbe più esaurita di quanto non sia. Così mi ha accompagnata a fare gli esami del sangue, per la seconda volta in sei mesi. A un certo punto è uscito un signore con la mascherina.

-          Vedi? Quelli che si sentono male a far l’esame del sangue la devono tenere un mese

-          Eh?

-          Certo, non lo sai? E’ così che funziona..

-          Stronza!

Poi è toccato al medico dell’ecodoppler

-          Direi che a livello venoso non c’è nulla

-          Allora ho la sclerosi multipla, vero?

-          Come le viene in mente?

-          HO letto su Internet

-          Non deve leggere su Internet, e soprattutto non me le deve dire ste cose, che poi penso di averle pure io. Comunque stia attenta quando esce di qui

-          Eh?

-          Magari le casca un cornicione in testa…

-          A una mia amica è quasi successo

-          Arrivederci

Infine oggi ho fatto l’elettromiotortura. Mi iscriverò ad Amnesty perché non esiste che la gente venga ammazzata sulla sedia elettrica. A me è bastato il poco che ho visto oggi. Pensavo la parte peggiore fosse quella degli aghi ma l’elettricità è stata molto peggio.

Però almeno c’era un dottore figo.

-          Ma lei quanti anni ha?

-          37

-          Allora dovrebbe essere un po’ più coraggiosa

-          Eh, ma il coraggio uno non se lo può inventare, lo diceva pure don abbondio

-          Comunque, io non vedo niente di rilevante

-          Dice che non ho la sclerosi multipla?

-          Beh, direi che da quel che si vede nulla lo fa pensare, i suoi nervi sono a posto (si fa per dire, ndr) io farei altre ipotesi, ma possiamo fare una risonanza, se non le passa.

-          Quindi posso andare al mare settimana prossima?

-          Direi proprio di sì

Quando siamo uscite, ho offerto un cappuccino a mia madre

-          Hai visto che carino il dottore? Io mi sa che una risonanza gliela porto

-          Era sposato, cretina

(Vabbeh, io me ne vado al mare, che sono un po’ esaurita. Massimo rispetto a chi di SM soffre veramente)

estate-indiana
commenti (5)¦ commenti (5)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

venerdì, maggio 30, 2008, ore 16:10

VisTI da ViCino
(non è una recensione)


-    E dove suonate a NY?
-    Al mercury lounge
-    Davvero? Che figata! In bocca al lupo, ti mando le mie amiche americane!
-    Grazie Grazie

Manuel alza il bicchiere verso il mio e sorride. Manuel alza il bicchiere verso il mio e sorride. Manuel…va bene, la smetto. Comunqe no, non è l’attacco del mio nuovo libro di fantascienza. Non sono nemmeno diventata shining, non ancora il mattino ha l’oro in bocca il mattino ha l’oro in bocca il mattino…vabe’ scherzavo. E’ che ieri sera ero al concerto “privato” degli afterhours a radio popolare e ho avuto modo di intrattenermi con il mio amore adolescente in età matura Manuel, con un taglio di capelli da serial killer di non è un paese per vecchi ma lo amo tanto lo stesso. Per 30 secondi circa, ma what the fuck.
Il concerto è stato bellissimo, un’acustica finalmente buona e a due metri di distanza dal palco. Io ero praticamente ipnotizzata complice anche un pubblico pure troppo tranquillo o intimidito dalle sedie non so.
Questo post non è una recensione perché io con gli afterhours sono acrilica, volevo dire acritica. Mi piace pressoché tutto di loro, anche l’ultimo album che mi par di capire non abbia accontentato tutti i fans a me piace tantissimo, un po’ beatles, un po’ anni 70, un po’ arrabbiato e un po’ malinconico. MI piace un sacco “Pochi istanti nella lavatrice”, in fondo credo ci voglia del genio anche solo per decidere il titolo. Cosa amo di loro? Di sicuro come mescolano i suoni. Le atmosfere che sanno creare, disperate, intense dure o dolci. La genialità di alcuni testi (Curo le foglie/saranno forti/se riesco a ignorare che gli alberi son morti/…), anche se per me conta soprattutto la musica. Alla fine, se vogliamo tener fermo che il significato delle cose è l’effetto, gli afterhours riescono a fare di me un essere urlante e danzante rispetto al tronchetto della felicità che di solito sono. Il che non è necessariamente positivo per chi mi sta intorno, ma per me sì. Thanks Manuel (e soprattutto thanks thanks thanks to L che mi ci ha portata!).
estate-indiana
commenti (7)¦ commenti (7)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

venerdì, maggio 23, 2008, ore 17:35

My LucKY StaR

Ho fatto un tatuaggio bellissimo sulla caviglia, una stella alpina. Mi piace un sacco, e credo che la cotta durerà almeno per i primi tre mesi, come tutte le cotte. Comunque per festeggiare l’evento ho preso un giorno di ferie e alzarmi la mattina senza dover andare a lavorare è una delle cose che mi piacciono di più.

Anche se poi sono andata alla banca e gli ho detto che il loro piano di accumulo io non lo volevo più e che me lo togliessero subito, nonostante la migrazione dei sistemi che del resto non è affar mio. Poi, presa dal vortice burocratico ho rifatto pure la carta di identità. Non so se mi faranno mai espatriare con quella foto, paio una motociclista punk dopo una festa della birra.

(Di fatto è un periodo discretamente di merda in cui una situazione contingente sta annullando pressoché qualsiasi desiderio o quanto meno ricoprendoli di cenere tipo Pompei. Fatico a fare qualsiasi cosa. Speriamo passi. A volte chissà perché mi viene da pensare a un pranzo che avevamo fatto con mia cugina. L’azienda di mio padre stava fallendo e io e lei eravamo rimaste a casa da non so quale matrimonio, o funerale o altro appuntamento sociale. Lei sarebbe venuta con noi all’isola d’Elba, perché dividere l’affitto restava l’unico modo di pagare le vacanze e per festeggiare aveva fatto il vitello tonnato e il tiramisù. Faceva già caldo ma la cucina enorme era ombreggiata dai due pini dietro la casa. Noi pensavamo alle spiagge, ai bagnini e alle creme ingozzandoci di maionese e mascarpone, ma non insieme. Mio padre diceva sempre l’importante è non avere paura mai.  Mi è venuto in mente ora che poi all’Elba ci andammo cambiando tre treni, e per prendere l’ultimo mia madre correva con in mano la pentola a pressione che si era portata da casa e io con la stuoia che si srotolava tutta. Io e mia cugina tutte le sere facevamo ginnastica sul balcone. Ci siamo divertite un sacco.)

estate-indiana
commenti (10)¦ commenti (10)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

lunedì, maggio 19, 2008, ore 01:07

PErgheM De Hura

Da una mini ricerca sulla stampa locale pare che i rapinatori che hanno preso la mia auto alla fine siano fuggiti a mani vuote. Sono triste e arrabbiata. Dico, la mia macchina per una rapina di bassa lega? E sì che da come l’hanno portata via sembravano dei professionisti. Comunque, hanno fatto danni alla banca per circa diecimila euro, il che è ora e sempre cosa buona e giusta. Volevo leggere tutto l’articolo ma bisognava pagare dei soldi (la stampa locale è alla frutta), resterò nel dubbio sui dettagli, pazienza.

Per il resto che dire, quattro chili in sei mesi sono tanti e si vedono. Mia mamma mi ha regalato un paio di jeans neri a vita altissima, marca Germani (aahah) con un improbabile aquilotto sul culo che pensavo non avrei mai messo. Però scongiurano alla grande l’effetto shar-pei ormai dilagante e sono ottimi con le magliettine troppo corte che altrimenti dovrei sbattere via. Oltretutto costano ben tre euro, si ammortizzano in due giorni. Che altro dire, mi accorgo di non avere aspettative di alcun tipo nei confronti delle persone che mi stanno attorno – assodato che nessuno è disposto a darmi un vitalizio purtroppo -  e questo mi dà grandi margini di libertà e leggerezza e indipendenza. E povertà, volendo vedere, che è assai limitante nei confronti della libertà per molti versi. Diogene non sarebbe d’accordo ma lui viveva  in un posto assolato. Io a Alessandro chiederei quanto meno un bel Burberry, o un posto di bibliotecaria a Pergamo (alta o bassa, non importa).

estate-indiana
commenti (7)¦ commenti (7)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

mercoledì, maggio 07, 2008, ore 22:57

TaliS AuTO

Il post qui sotto è stato evocativo. Non che io abbia rapinato una banca, ma la mia macchina sì.

Per dire che sì, insomma, hanno ritrovato la mia idra, e in forma smagliante. Ignoti malfattori l’hanno usata per una rapina a un bancomat (Visto? Se la banca avesse comprato il mio tool)! Poi l’hanno lasciata in un parcheggio e i carabinieri l’hanno trovata a mezzanotte. Non si capisce come i ladri abbiano fatto a farla partire senza né forzare la serratura né collegare i fili ma così è stato. Peraltro sono anche stati molto furbi, fatti due conti di quel che consuma hanno pensato bene di abbandonarla subito e di fuggire su mezzi più consoni.

Dentro c’era proprio tutto, dal libretto alla mia borsa della palestra (e adesso ho una scusa in meno, cazz) alla rosa di carta del matrimonio di M. Devono averla pure tenuta ferma nel box perché la benzina era più o meno la stessa e i chilometri pure. Rifare le serrature costa 400 euro, e tanto, come l’hanno aperta una volta la aprirebbero pure una seconda, quindi mi affiderò al bullock come disincentivo. Oppure potrei mettere un cartello 7 chilometri con un litro ciclo urbano, astenersi bisognosi di soldi. Devo dire che mi stavo anche affezionando all’idea della Tigra e forse soprattutto di quanto poco avrebbe consumato, ma poi mettere via sti 2k euro non mi fa nemmeno troppo schifo, oltre a un vago senso di giustizia cosmico (o di caos globale, come preferite).

Comunque, la mia macchina avrà pure rapinato una banca, ma la mia banca sta rapinando me. Ho realizzato che il totale maturato in un ridicolo piano di accumulo è inferiore al totale versato.  Ho chiamato per chiedere spiegazioni – doveva essere a rischio zero – e ho ottenuto un big boh, ci devo andare a fine mese. Se devo far fatica a metter via dei soldi e poi trovarmene di meno tanto vale sperperare ogni maledetto centesimo. A fine mese ci mando la mia auto in banca.

estate-indiana
commenti (16)¦ commenti (16)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

domenica, aprile 27, 2008, ore 18:32

PreMi Il TastO RaPIna
Un po’ di marketing per le banche

Allora, credo che le banche per una serie di motivi - tutti peraltro giustissimi – siano tra gli enti in assoluto più odiati. Ora, dato che a nessuno che debba avere a che fare con dei clienti converrebbe essere odiato – oddio c’è un mondo intero di pratica a smentirmi ma non importa – ho pensato a un fantastico giochetto che – banchieri tutti che mi state leggendo aprite bene le orecchie – attirerà più clienti al vostro istituto di quanto non farebbe il pifferaio magico.

Il concetto è facile e già espresso da menti ben più illustri della mia*. Alzi la mano chi non ha avuto nel corso della sua vita almeno uno di questi desideri:

-         scrivere un libro

-         aprire un ristorante (un bar, un caffe’ eccetera)

    -         rapinare una banca

Ora, lasciamo perdere i primi due che comportano impegno, dedizione e fatica per concentrarci sul terzo. Le banche devono andare incontro alle esigenze dei clienti. I clienti non hanno soldi. Le banche devono lasciarsi rapinare. Mi rendo conto che la cogenza del sillogismo possa sembrare opinabile, ma nei fatti il ragionamento funziona eccome. E allora, ecco qui. D’ora in poi il bancomat avrà un tasto in più che si chamerà “RAPINA”. Il cliente avrà diritto a premere il tasto rapina 4 volte all’anno, una per “quarter”, come si dice nel business. La banca deciderà poi lei quanto erogare: come tutte le rapine, anche queste potranno andare molto bene o molto male.

I vantaggi dell’applicazione – o della soluzione – sempre per dirla in linguaggio molto business saranno molteplici (do per scontato che chi di dovere troverà il modo di elargire discrete sommette senza mai andare in perdita di un solo cent. Parliamo sempre di gente che dovrebbe prestare dei soldi ma lega le penne cone catenelle**)

- impennata del numero dei clienti: questo è scontato come un 3x2 della LIDL, tutti e dico davvero tutti diventerebbero molto volentieri clienti di una banca che si lascia giustamente rapinare)

- miglioramento istantaneo della brand awareness della banca (con immenso vantaggio del first mover, quindi banchiere che stai leggendo chiamami subito e prepara un bonifico per la consulenza)

- avvicinamento del brand all’utente finale: la prima banca a cui si concederà l’ombra di una simpatia sarà di sicuro quella che si lascia rapinare

- meno rapine dai parte dei meno esperti. Perché rischiare la galera?

- originalità, sensibilità, generosità, e soprattutto humour.

Perché la mia banca è diversa. (vabbe’, si è smagnetizzato il bancomat, domattina devo andare alla mia e chiederò di parlare con il direttore, sempre che qualcuno non abbia prelevato tutto al posto mio, per dire).

*Cit: Tibor Fisher "La gang del pensiero"

**Cit: ma non ricordo più chi


estate-indiana
commenti (6)¦ commenti (6)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

lunedì, aprile 21, 2008, ore 22:24

The Eye Of ThE TigRa

Sono in completa fase larvale. Il momento più bello della giornata è quando finalmente me ne vado a letto con un libro – buono o cattivo, tanto ne leggo solo due pagine poi crollo – e il peggiore il suono della maledetta sveglia a cui di solito rispondo con un bel vaccaputtana.

Il mio cervello è come un bicchiere già pieno di acqua incapace di contenere nuove informazioni per più di due secondi. Dimentico tutto. Le cose che devo fare e che dimentico di dover fare roteano nel mio cervello come dervisci impazziti.
Mi piace molto anche rinchiudermi nel buio di un cinema e cancellare tutto il resto. Ho visto Non pensarci e mi è piaciuto tanto, sì sì (Tullio Kezich non è nessuno in confronto a me). Ascolto i subsonica e i Lacrus.

Dico che questo lavoro non fa per me, non ci sono portata, ma forse direi lo stesso di qualsiasi lavoro: la verità, per dirla tutta,  è che la mia aspirazione nemmeno troppo segreta è l’ozio più completo e totale. Beh, non proprio. Smetterei di oziare per mangiare, per dire. Di fatto potrei mangiare all’infinito senza essere sazia mai. Infatti ho preso tre chili e si vedono tutti. Adesso una volta alla settimana devo per forza mettere i pantaloni di Alberta Ferretti in cui praticamente esplodo. Ho deciso che sono la mia bilancia, quando ci rientrerò come una volta la dieta avrà fatto il suo effetto. Ma quale dieta? Sono indecisa se sto facendo quella dei carboidrati o dei superalcolici. O delle uova di Pasqua. Anche adesso, farei fuori una tavoletta intera, gnam!

Questo gelo non aiuta, sembra ancora di stare a gennaio, sembra tutto un lunghissimo e implacabile inverno non fosse per qualche squarcio di verde quasi fosforescente, quando cerco faticosamente di muovere qualche passo per i monti. Tuttavia spero sempre che piova così almeno non devo fare attività fisica che comporti fatica.

Della mia auto non ci sono tracce. Per un momento ho pensato che invece della Tigra avrei potuto prendere la Matiz a GPL. L’offerta diceva 70 euro al mese e inizio a pagare a ottobre. Il pieno con 20 euro. Però solo per 24 rate, poi paghi 132 per altre 56. Alla fine la macchina la paghi novemila euro in sei anni e mi pare un po’ tanto. Pochi maledetti e subito, tra non molto sarò tigrata.

estate-indiana
commenti (12)¦ commenti (12)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :